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Vino Lucano

Rossa passione di uomini e donne che hanno vissuto e amato in questa zona millenaria e vi sono morti. Zone che col tempo sono cambiate, eppure rimaste uguali, come il vino che scorre dalle botti. Frutto be nedetto che incanta e annebbia.

Si chiama Aglianico e ha un gusto robusto; richiama alla memoria il ciclo sconfinato del Sud, tramonti infinitamente brillanti, odore di terra umida, del fumo del legno bruciato, dell’uva succosa che fermenta e delle cantine umide che custo discono il vino giovane da stappare. E parla di quel popolo che ha visto e raccontato lo scorrere delle stagio ni, le rughe e gli sforzi, i canti, la speranza e l’inizio di tempi nuovi.

Poeticamente Carmelo Formicola, un esperto di vini di Po tenza, descrive il vino della sua patria.
Non esagera, i lucani possono essere fieri dell’uva dei vitigni di AglianicoIl suo sa pore abboccato non è solo tra i migliori della regione, bensì di tutt’Italia se non d’Europa. Soprattutto nella zona di Melfi le colline sono coperte di cantine che sono state scavate nella roccia già da un’eternità.

Intenditori di vino e commercianti prevedono un grosso fu turo per l’Aglianico. Non solo il vino della Vinicola Martino raggiunge la moderna nota di gusto oggi tanto amata, classi ca, equilibrata. L‘Aglianico del Vulture ha ottenuto nel 1971 il sigillo D.O.C., Denominazione di Origine Controllata.

Il terreno lavico intorno al Monte Vulture, un vulcano estinto da molto tempo situato nella Basilicata settentrionale, l’altitudi ne dei vigneti fino a settecento metri, e la maturazione in botti di quercia, conferiscono al vino Aglianico quel gusto mor bido e armonioso così apprezzato, con una giusta nota, legge ra, di acidità e tannino.

Ha un contenuto alcolico che varia tra gli 11,5 e i 14 gradi, un aroma intenso e piacevole che ricorda i frutti di bosco freschi. Il colore rubino con riflessi violetti o rosso-granata cambia con la stagionatura. Col passare del tempo il vino sviluppa i caratteristici riflessi arancioni. Il vitigno Aglianico fu introdotto in Basilicata migliaia di anni fa dai greci e ottenne subito una fama che oltrepassò i confini.Era già apprezzato dagli antichi romani come Hellenico.

Scavi intorno a Menfi testimoniano che quest’uva veni va raccolta già nel quarto secolo avanti Cristo perché ne ap pariva la rappresentazione sulle monete di bronzo provenienti dalla regione. La sua fama durò più a lungo dell’impero ro mano. Nel medioevo veniva bevuto alla corte di Federico II. Questi ricevette il vino dei vitigni greci dell’antichità, chiama to nel frattempo Ellenico, dal giustiziere Riccardo e se lo gu stò con fagiani, lepri e altra cacciagione, ma anche con l’erba di campo e i meravigliosi tipi di formaggio di capra, pecora e bufala.

Federico II adorava le bontà culinarie della regione. I banchetti raffinati nella sua residenza estiva di Lagopesole erano un punto d’incontro conosciuto da musicisti, astrologi e romanzieri. Davanti ai suoi ospiti egli si entusiasmava: «È evidente che il dio degli ebrei non conosceva questa natura e questa terra, altrimenti la terra promessa al suo popolo non sarebbe stata la Palestina.»

Nel corso del quindicesimo secolo, durante il dominio degli Aragona, il nome del vino si trasformò di nuovo. Alla corte del re di Napoli, l’Aglianico veniva decantato e preferibilmen te bevuto con tutti i piatti piccanti. La qualità del vino è so pravvissuta al tempo. I vignai lo pigiano alla maniera traman data e conservata e lo mettono a riposare in botti di quercia
termocondizionate.

Nella zona di Aceranza si produce persino un vino bianco dal vitignodell’Aglianico, il «Chiaro diAcerenza». Alla vendemmia non sono più le donne a pigiare il vino con i piedi, tra risate, musica e canti, ma, nonostante l’utilizzo di pochi mezzi meccanici che rendono il lavoro più facile, è sostanzialmente garantito il rispetto della tradizione nonché la purezza assoluta della pigiatura. Chi fa bollire per un buon quarto d’ora un litro di Aglianico rosso con un cucchiaino di rosmarino, dieci chiodi di garofa no e mezza stecca di cannella, lo passa al setaccio e vi scioglie un etto di miele di cento fiori selvaggi del Pollino, lasciando raffreddare il tutto a temperatura ambiente, serve ai suoi ospi ti l’Ambrosia, la bevanda degli dei.

Ma in Lucania non cresce solo Aglianico. Il paesaggio è mol to variegato e così pure i tipi di vitigno, in prevalenza coltivati con metodi biologici. Tra oliveti, campi di fragole, peschi e al bicocchi e piantagioni di aranci, si estendono uno dopo l’altro campi grandi e piccoli su cui cresce la vite.

Per le strade di campagna si trovano ripetutamente insegne che conducono a rivendite di vino fatto in casa, frutta fresca e tartufo. Ogni agri coltore garantisce per il suo prodotto e il palato del visitatore constata che non si tratta di esagerazioni, bensì di cognizione di causa e qualità.

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